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Eragon2
Eragon Bromsson
(Eragon Ammazzaspettri)
Informazioni biografiche
Nato 7985 AC
Età 15-16
Descrizione fisica
Specie Ibrida (elfo-umano)
Genere Maschio
Altezza Media
Capelli Castani (biondi nel film)
Occhi Castani (blu nel film)
Informazioni cronologiche e politiche
Drago Saphira
Affiliazioni Cavalieri dei Draghi, Varden, Nani, Elfi
Famiglia Brom (padre, deceduto),
Selena (madre, deceduta),
Roran (cugino),
Murtagh (fratellastro),
Garrow (zio materno, deceduto),
Marian (zia materna acquisita, deceduta),
Katrina (cugina acquisita)
Maestri Garrow, Brom, Oromis, Glaedr
Altro
Attore Edward Speleers

Eragon Bromsson, detto Ammazzaspettri, Argetlam e Spadarossa è il personaggio principale del Ciclo dell'Eredità.

Le originiModifica

Nel terzo libro si scopre molto sulle origini di Eragon.

Sua madre, Selena, era la compagna del rinnegato Morzan. Lo amava perdutamente, e per lui era disposta a tutto. Per questo motivo era diventata la sua assassina personale, soprannominata la Mano Nera. Quando Brom, un agente dei Varden, venne a sapere della sua esistenza, capì che lei era un punto debole di Morzan e pensò di usarla per arrivare a lui. Si introdusse nel castello presentandosi come giardiniere; il suo piano era di sedurla per farsi rivelare informazioni. Ma qualcosa andò storto e Brom e Selena si innamorarono. Brom le aprì gli occhi riguardo a Morzan e così lei passò dalla parte dei Varden svelando loro informazioni importanti sull'Impero. Da Brom e Selena nacque Eragon. Circa sedici anni prima degli eventi narrati in Eragon, Selena arrivò a Carvahall, dove viveva suo fratello, Garrow, per chiedergli di ospitarla finché il bambino che portava in grembo non fosse nato. Selena era malata e, dopo il parto, tornò alla residenza del defunto Morzan, dove morì qualche ora prima che arrivasse Brom ad assisterla. Ella lasciò così il bambino a vivere dallo zio in compagnia di Roran, il cugino. Eragon venne a conoscenza dell'identità di suo padre quando, al verificarsi di determinate condizioni, Oromis e Glaedr poterono rivelargliela.

La pietra bluModifica

Una notte, Eragon era a caccia sulla Grande Dorsale; stava per uccidere un cervo, quando l'aria fu squarciata da un lampo e davanti a lui comparve una grossa pietra blu. Il ragazzo la portò con sé sperando di poterla vendere e guadagnare un po' di denaro, ma poco tempo dopo essa si rivelò essere un uovo di drago che si schiuse davanti a lui. Eragon chiamò la dragonessa Saphira. Tempo dopo Eragon scoprì che l'uovo gli era stato inviato involontariamente da Arya per evitare che uno Spettro lo rubasse. Successivamente arrivarono al villaggio due Ra' Zac, creature maligne al servizio del re, in cerca dell'uovo. Venuti a sapere di Eragon, si recarono a casa sua, senza però trovarlo. I Ra' Zac uccisero Garrow e distrussero la sua casa. Eragon e Saphira fuggirono e giurarono di eliminare i Ra' Zac. In compagnia di Brom, un vecchio cantastorie amico di Eragon che gli offrì il suo aiuto nell'impresa e gli donò una spada appartenuta a un Cavaliere, Zar'roc, iniziò a cercare di rintracciare i Ra' Zac.

Saphiraa

Saphira, la dragonessa di Eragon, nata dalla pietra blu, ossia il suo uovo.

Dras-LeonaModifica

Durante il viaggio Brom insegnò ad Eragon molte cose, fra cui l'arte della scherma e l'uso della Magia. La ricerca portò i tre a Dras-Leona, dov'era situato il covo dei Ra' Zac, sull'Helgrind. Nelle vicinanze furono però sorpresi dai Ra' zac, che li sopraffarono e legarono. Poco dopo però le creature furono messe in fuga da Murtagh, un giovane sconosciuto, e scapparono non prima di aver lanciato un coltello avvelenato contro Eragon. Il giovane si salvò grazie ad un tempestivo intervento di Brom, che si frappose fra la lama ed Eragon, venendo colpito al posto suo. Brom, ferito mortalmente, prima di spirare confessò ad Eragon di essere stato un cavaliere dei draghi lui stesso, e che la sua dragonessa, rimasta uccisa anni addietro, si chiamava Saphira. Eragon decise allora di raggiungere i Varden e offrire loro il suo appoggio; Murtagh si offrì di accompagnarli e, insieme si avviarono per attraversare il Deserto di Hadarac e arrivare ai Monti Beor, il nascondiglio dei Varden, i ribelli che vogliono rovesciare l'Impero.

Gil'eadModifica

Durante il viaggio però Eragon fu catturato da un contingente di Urgali, una razza di Alagaesia alleata con il re, e portato a Gil'ead, una città dell'Impero. Qui si trovò al cospetto di Durza, uno Spettro oltre che il braccio destro del re. Alcuni giorni dopo però venne liberato da Murtagh e Saphira, e scappando portò con sé un'elfa tenuta prigioniera, Arya, che scoprì poi essere al servizio dei Varden. Arya era però stata avvelenata da Durza, e aveva urgente bisogno di cure mediche; grazie ai suoi ricordi, che condivise mentalmente con Eragon, il gruppo fu in grado di trovare il Farthen Dur, la montagna cava che ospitava la città dei Varden, Tronjheim.

La battaglia del Farthen DurModifica

Una volta dai Varden, Murtagh fu costretto a confessare di essere il figlio di Morzan, e, seppur affermasse di odiarlo, i Varden non si fidarono e lo imprigionarono. Pochi giorni dopo però si sparse la voce che un contingente di Urgali stava marciando verso Tronjheim, e cominciarono i preparativi per la battaglia. Alcune ore dopo l'inizio dei combattimenti Eragon fu separato da Saphira e si trovò faccia a faccia con Durza, che comandava gli Urgali, nella sala sovrastata da Isidar Mithrim, il gigantesco zaffiro intagliato a forma di rosa. Tra i due iniziò un duello che vide subito lo Spettro in netto vantaggio; ad un certo punto Eragon riuscì a superare le sue barriere mentali e fu travolto dai ricordi di Durza prima che gli spiriti si impossessassero del suo corpo. Mentre era sopraffatto dai ricordi dello spettro, questi riuscì ad infliggergli una ferita che gli solcava l'intera schiena. Ma all'improvviso Arya e Saphira irruppero nella stanza mandando in frantumi Isidar Mithrim, ed Eragon approfittò della distrazione del nemico per trafiggerlo al cuore.

Togira IkonokaModifica

Dopo la battaglia Eragon sviene ed entra in contatto telepatico con Togira Ikonoka, Lo Storpio Che è Sano, e questi lo invita a raggiungerlo a Ellesméra per proseguire il suo addestramento. Dopo essersi ripreso Eragon scopre di avere una terribile cicatrice che gli solca la schiena, e si rende conto di aver sconfitto Durza per pura fortuna. Decide così di raggiungere Togira Ikonoka per completare il suo addestramento.

Dopo la BattagliaModifica

Subito dopo la battaglia Ajihad, il capo dei Varden, insieme a Murtagh, ad alcuni guerrieri e ai Gemelli, due subdoli stregoni dei Varden, erano andati nelle gallerie dei nani per inseguire gli Urgali fuggiti. Mancavano ormai da tre giorni, quando Eragon venne informato che stavano tornando. Si affrettò per arrivare alla galleria da cui dovevano uscire, ma era ancora distante varie centinaia di iarde quando il gruppo sbucò all'aperto. Subito dopo però dal tunnel uscirono molti Urgali che, attaccandoli alle spalle, riuscirono ad avere la meglio su di loro. Eragon e i Varden presenti non poterono fare nulla per aiutarli. Quando arrivarono i rinforzi gli Urgali si erano già ritirati, e Ajihad era ferito a morte. Murtagh e i Gemelli erano scomparsi. Eragon chiese ad Arya di cercarli, confidando nelle sue abilità. Arya corse via prima che qualcuno potesse protestare. Dopo la morte di Ajihad venne convocato il Consiglio degli Anziani, un organo che consigliava i Varden. A Eragon, che assisteva alla seduta, fu chiesto di giurare fedeltà ai Varden, e gli fu spiegato il piano del Consiglio. Questi intendeva eleggere a capo dei Varden Nasuada, la figlia di Ajihad. Eragon capì che il Consiglio voleva usarla come burattino. Dopo che Eragon si diachiarò favorevole all'elezione di Nasuada, il Consiglio la mandò a chiamare e le comunicò la sua decisione; Nasuada accettò. Poco dopo Eragon, rimasto da solo con Nasuada, le giurò fedeltà, senza così evitare di seguire la richiesta del Consiglio; non gli stato specificato a chi giurare di essergli fedele. Nasuada rivelò ad Eragon che sapeva che il Consiglio avrebbe tentato di manovrarla, ma non gliel'avrebbe lasciato fare.

Di nuovo in viaggio Modifica

Dopo l'incoronazione di Nasuada Eragon partì per Elleméra, dove avrebbe trovato Togira Ikonoka e completato il suo addestramento. Prima di partire Rothgar, il re dei nani, gli propose di diventare un membro onorario del suo clan, il Durgrimist Ingeitum; Eragon accettò e acquisì così i diritti di un nano normale. Arya, dopo essere tornata dalla sua spedizione, partì con lui e gli raccontò di non aver trovato tracce di Murtagh e i Gemelli, salvo i loro abiti insanguinati sull'orlo di un dirupo. Eragon si convinse che fossero morti. Partì con Eragon anche Orik, un nano che aveva conosciuto al Farthen Dur e che era diventato suo grande amico, in rappresentanza dei nani. Durante il viaggio non ci furono episodi particolarmente importanti, salvo la scoperta di Eragon di avere un clan di nani che lo odiava, gli Az Sweldn Rak Anhuin, dato che la loro principessa, Anhuin, era stata uccisa anni addietro dai Rinnegati; così il clan non vedeva di buon occhio nessun cavaliere.

EllesméraModifica

Arrivati a Ellesméra conoscono Islanzadi, la regina degli elfi nonché madre di Arya. Vengono poi portati da Togira Ikonoka, non prima di aver fatto giurare loro di mantenere segreto ciò che vedranno. Lo Storpio Che è Sano si rivelò essere un vecchio elfo, anche lui Cavaliere, di nome Oromis. Il suo drago si chiamava Glaedr. La coppia si era nascosta da Galbatorix negli ultimi cento anni e aveva passato in tempo cercando un suo punto debole. Ognuno dei due è però menomato: a Glaedr mancava una zampa e Oromis soffriva di terribili crisi debilitanti. Eragon e Saphira iniziarono l'addestramento e appresero molto in tutti i campi. Eragon però soffriva di frequenti attacchi di dolore alla schiena, dove Durza l'aveva ferito. Eragon scoprì anche che, quando aveva benedetto un'orfanella nel Farthen Dur aveva sbagliato una parola, condannandola a proteggere gli altri dal dolore. Eragon si sentiva anche molto attratto da Arya e glielo confessò, ma lei lo respinse. Mentre stava presso gli elfi, si festeggiò la Celebrazione del Giuramento di Sangue, l'Agaetì Blodhren, in cui Eragon subì una radicale trasformazione: fu guarito dal dolore alla schiena e gli fu cancellata ogni cicatrice; il suo aspetto venne mutato in quello di un elfo, pur conservando alcuni tratti umani, e gli furono conferite le abilità degli elfi.

Le pianure ardentiModifica

Eragon venne a sapere che i Varden si erano trasferiti nel Surda, una regione indipendente da Galbatorix, ed erano in procinto di affrontare l'esercito imperiale, che si avvicinava loro rapidamente. Eragon, Saphira e Orik partirono per raggiungere i Varden. Una volta sul posto dello scontro, le Pianure Ardenti, iniziò la battaglia, che vide schierati sul campo i Varden, i Nani, i Surdani e gli Urgali- alleatisi con i Varden- contro l'esercito imperiale. Anche i Gemelli, che in realtà erano sopravvissuti, erano schierati contro i Varden, ma furono uccisi dopo poco tempo da Roran, che aveva vissuto incredibili avventure e aveva convinto gli abitanti di Carvahall a partire per il Surda, e ora combatteva per i Varden. Le sorti della battaglia erano ambigue, nessuno riusciva a prevalere sull'altro, finché non arrivò in volo un giovane drago rosso, che aveva in sella un cavaliere dall'armatura lucente.

La rivelazioneModifica

L'esercito dei Nani era appena arrivato quando il cavaliere dal volto coperto scagliò una sfera di energia contro Rothgar, uccidendolo all'istante. Eragon decise di affrontare il cavaliere sconosciuto e ingaggiò un duello con lui sia aereo che a terra, che però lo vide soccombere a causa della sua stanchezza, ma non prima di essere riuscito a togliere l'elmo all'altro cavaliere. Era Murtagh. Murtagh immobilizzò lui e Saphira e gli raccontò di come fosse stato portato a Uru' Baen, la capitale, dagli Urgali, e di come il re l'avesse soggiogato; per lui si era schiuso l'uovo di Castigo, il drago rosso, e il re aveva costretto i due a giurargli fedeltà nell'Antica Lingua. Inoltre Murtagh fece ad Eragon una sconcertante rivelazione: loro due erano fratelli, quindi il padre di Eragon era Morzan. Eragon convinse Murtagh a non portarlo dal re in nome della loro vecchia amicizia, ma prima di andarsene Murtagh prese Zar'roc e la portò con sé, affermando che essendo il fratello maggiore sarebbe spettata a lui. Dopo la battaglia Eragon e Roran ebbero occasione di parlarsi ed Eragon giurò di aiutare Roran a liberare Katrina, che era stata fatta prigioniera dai Ra' zac mentre Eragon non c'era.

Caccia ai Ra' zacModifica

Dopo la Battaglia delle Pianure Ardenti, Eragon, Saphira e Roran erano partiti per l'Helgrind, la tana dei Ra' zac. Dopo alcuni giorni di pianificazione furono pronti a entrare nel covo, che si rivelò essere una gigantesca caverna interna. Qui i cugini ingaggiarono un duello contro contro Ra' zac mentre Saphira combatté con i Lethrblaka, le loro cavalcature nonché genitori. Roran riuscì ad uccidere un Ra' zac, ma l'altro fuggì e si nascose nelle viscere della caverna, mentre Saphira riuscì ad avere la meglio su entrambi i Lethrblaka. Eragon e Roran trovarono la cella di Katrina e, mentre il cugino cercava di sfondare la porta, ma Eragon decise di perquisire le altre celle; in una di queste trovò Sloan il macellaio, padre di Katrina, che tempo prima aveva tradito Carvahall vendendola ai Ra' zac, ma questi successivamente era stato fatto prigioniero dalle creature; era cieco, ed Eragon decise di addormentarlo con la magia per poi riflettere su cosa fare di lui. Eragon andò poi ad aiutare Roran a liberare Katrina, e mentì dicendo che aveva trovato Sloan morto. Quando arrivò il momento di lasciare l'Helgrind Eragon non volle andarsene, motivando la sua decisione dicendo che voleva uccidere il Ra' zac rimasto ed esplorare il resto della caverna. I suoi compagni erano pesantemente in disaccordo, ma alla fine dovettero assecondare la sua decisione. Rimasto da solo, Eragon chiamò il Ra' zac rimasto, promettendogli un duello leale. Questi questi arrivò i due cominciarono a combattere, ed Eragon riuscì a vincere il duello in poco tempo, finendo il Ra' zac.

La condannaModifica

Eragon liberò poi Sloan e lo portò fuori dall'Helgrind. Cominciò poi ad allontanarsi velocemente dai Cancelli della Morte e, una volta entrato nel fitto dei boschi, parlò con lui e gli rivelò la sua identità. Poi Eragon rifletté su Sloan, sulla sua vita, e riuscì a comprenderlo tanto da trovare il suo Vero Nome, il nome nell'Antica Lingua che esprime perfettamente una persona, e grazie a cui è possibile controllarla. Eragon, forte di questa nuova arma, condannò Sloan a non vedere mai più Katrina per il resto della sua vita e a raggiungere Ellesméra (protetto da vari incantesimi) dove si sarebbe stabilito.

In fuga verso il SurdaModifica

Dopo la partenza di Sloan Eragon cominciò a correre più velocemente possibile; destinazione: il Surda. Eragon procedeva rapidamente nel viaggio verso i Varden, ma doveva essere molto accorto per mantenere l'anonimato. Continuò il suo viaggio senza episodi importanti; un giorno incontrò un vecchio eremita di nome Tenga, che era all'apparenza pazzo ma possedeva documenti e libri rarissimi e sembrava avere un'incredibile conoscenza della magia. Quando arrivò al villaggio di Agrod'est si stabilì in una locanda. Lì, con sua grande sorpresa, trovò Arya, che gli raccontò di essere partita alcuni giorni prima per cercarlo. Proseguirono insieme il viaggio verso i Varden; durante il viaggio incontrarono una pattuglia di soldati, che però non poterono evitare e furono costretti a uccidere. Una notte inoltre incontrarono degli Spiriti. Inoltre Eragon scoprì che l'anello che era stato di Brom, Aren, al suo interno conteneva una quantità immensa di energia, accumulata da Brom negli anni. Dopo circa tre giorni dal loro incontro, i due arrivarono finalmente ai confini del Surda, dove trovarono i Varden.

Di nuovo MurtaghModifica

Dopo il suo arrivo Eragon passò due giorni riposandosi e divertendosi. Incontrò i dodici elfi capeggiati da Blodhgarm, che erano stati inviati da Islanzadi per proteggerlo. Inoltre Roran gli chiese di officiare il suo matrimonio con Katrina, che sarebbe dovuto essere il terzo giorno. Eragon, sorpreso, accettò. Il giorno seguente, dopo aver saldato dei vecchi debiti Eragon decise di andare all'armeria del campo per scegliere una spada; qui prese un falcione costruito dai nani. Infine arrivò il giorno del matrimonio. Il giorno era fervente di preparativi, ma, poche ore prima della cerimonia, i corni da guerra dei Varden suonarono. Erano in arrivo circa trecento soldati nemici, e in cielo volavano Murtagh e Castigo. I Varden si domandarono come mai i nemici fossero così pochi, ed erano convinti di poterli sconfiggere facilmente. Murtagh sfidò Eragon e questi, forte dell'aiuto dei dodici elfi ed Arya, lo raggiunse in volo. Eragon spiegò a Murtagh che esisteva un modo perché lui si sottrasse dal controllo di Galbatorix: modificare la sua personalità per cambiare così il suo vero nome, in modo che il re non potesse più controllarli. Murtagh però aveva ordini precisi di catturarlo e non poteva seguire il suo consiglio, anche se ammise che la cosa lo interessava. I due ingaggiarono un duello; Eragon ebbe la netta impressione che neanche lui fosse solo, ma che avesse qualcosa che lo aiutava, senza però riuscire a capire cosa. Si rese conto inoltre che il fratello era veloce quanto lui, probabilmente per un'altra magia del re. Con il sostegno degli elfi Eragon e Saphira riuscirono ad avere la meglio sugli avversari, che furono costretti alla fuga. Una volta che Murtagh se ne fu andato, Cavaliere e drago scesero a terra e si resero conto che i Varden avevano subito moltissime perdite; i soldati di Galbatorix non sentivano il dolore grazie ad un suo incantesimo, ed erano inarrestabili. Alla fine l'esercito della resistenza ebbe la meglio, sterminando tutti i nemici (che potevano essere uccisi solo con colpi alla testa), ma a caro prezzo: circa un migliaio di morti.

L'attentatoModifica

Dopo la battaglia Roran e Katrina decisero di non aspettare oltre per sposarsi. Il matrimonio si tenne alcune ore dopo. Nasuada regalò a Katrina molti gioielli e le diede una dote da portare. Il giorno dopo, Nasuada informò Eragon della missione che doveva portare a termine: andare a Tronjheim e fare il possibile per influenzare l'elezione di un nuovo re dei nani, appoggiandone uno favorevole alla loro causa. Saphira dovette però restare all'accampamento, dato che la sua mancanza sarebbe stata notata molto più di quella di Eragon, per non far notare l'assenza del Cavaliere, che altrimenti sarebbe stata sfruttata dai nemici. Eragon partì cosi per il Farthen Dur accompagnato da Nar Garzhvog, il comandante degli Urgali. Una volta arrivato Eragon appoggiò Orik, che era diventato il leader del Durgrimist Ingeitum, ma si rese conto che le discussioni stavano andando molto a rilento. Un giorno stava passeggiando per i tunnel del Farthen Dur quando lui e la sua scorta furono attaccati da sette nani armati di pugnali magici e protetti da potenti magie. Nel combattimento morì il capo delle guardie di Eragon, Kvìstor. Eragon fortunatamente riuscì ad uccidere tutti i nemici, rompendo però il falcione nella lotta.

nonUn nuovo reModifica

Eragon venne poi scortato al sicuro mentre Orik investigava per trovare il mandante dell'attentato. Pochi giorni dopo, di fronte al consiglio dei nani, su domanda degli altri capiclan, Orik affermò di essere a conoscenza di ciò che era accaduto poco tempo prima. Dopo un lungo discorso, mostrò le prove che aveva raccolto e concluse, basandosi su fatti confermati, che il colpevole era Vermùnd, grimstborithn del Durgrimist Az Sweldn Rak Anhuin. Egli fu esiliato e ignorato a vita. Vari giorni dopo si arrivò alle votazioni finali, e Orik conquistò il maggior numero di voti, divenendo così re del popolo dei nani.

Le rivelazioni di EllesmeraModifica

Dopo che dà i giusti ossequi a re Orik, Eragon si allontana dal Farthen Dür e vola verso Ellesmera. A metà strada, si imbatte in una tempesta fortissima, che lo induce per la prima volta a pregare Gunthera, il dio capo dei nani. La preghiera sembra sortire effetto, in quanto il vento si placa quanto basta per volare verso nord. Giunto a Ellesmera Eragon si reca alla Rupe di Tal Nair per incontrare Oromis e Glaedr. Inizialmente Eragon grida contro i maestri, perchè ritiene che loro conoscessero l'identità dei suoi genitori, ma si calma quando Glaedr gli rivela che suo padre è Brom. Dopo un discorso sui motivi che portarono alla sua nascita, Eragon prega i maestri di spiegargli il segreto del potere di Galbatorix, e Glaedr gli spiega dell'Eldunarì, un organo in cui i draghi possono riversare la mente se lo desiderano, per continuare a vivere dopo che il corpo di decompone. Eragon ora sa come risolvere la questione del potere del nemico, e sa perchè murtagh lo supera come potere.

La nuova spadaModifica

Eragon decide poi di cercare una nuova spada. Prima, su consiglio di Oromis, si reca a vedere una spada appartenuta a un cavaliere, ma completamente inadatta a lui. Poi decide di parlare con Rünon per sapere se esiste un modo per farsi forgiare una nuova spada nonostante il giuramento da lei fatto dopo la Caduta dei Cavalieri. Ella afferma che esiste un modo, ma che non possiede il metallo per produrla. Eragon se lo procura usando i consigli di Solembum, il gatto mannaro, e si reca alla Albero di Menoa. Qui Saphira, infuriata dal fatto che la pianta li ignora, da fuoco ai suoi rami, il che fa infuriare l'albero e lo induce ad attaccare i due, che si salvano e ottengono il metallo per Rünon, l'acciaioluce, promettendo qualcosa all'albero in cambio. Questi li libera e, apparentemente, non pretende da loro nulla. Tornati alla fucina, Rünon illustra il suo piano al Cavaliere: prenderà il controllo del suo corpo, e lo userà per forgiare la spada in sua vece. L'elfa interroga a lungo Eragon su come vorrebbe la spada, e combatte anche contro anche contro il ragazzo per saggiarne le tecniche di combattimento. Infine prende il controllo del corpo, e lo usa per fare il grosso del lavoro. Quando ormai la spada è quasi pronta, l'elfa decide di terminare da sola la rifinitura. La mattina dopo, il Cavaliere trova la spada pronta, e Rünon gli dice di darle un nome, Eragon decide dopo alcune riflessioni di chiamarla Brisingr, cosa che fa prendere subito fuoco alla spada. L'elfa ipotizza che ciò sia dovuto al fatto che Eragon ha scoperto parte del vero nome della spada, e che avendo Eragon partecipato alla sua creazione le ha infuso energia. Tornato a Tal nair, Eragon riceve l'Eldunarì di Glaedr, e lo ripone con cura.

FeinsterModifica

Eragon si dirige poi a Feinster, mentre Glaedr e Oromis volano a Gil'head per aiutare gli elfi. Giunti a Feinster, Eragon salva Arya e Blodgharm da alcuni stregoni, che fuggono quando lo vedono e ferma i soldati che vogliono impedirgli di aprire i cancelli. Poi si dirige verso il centro della città, fino al castello dove vive la Governatrice di Feinster. Insieme ad Arya, supera le mura del palazzo e penetra all'interno, dove trova la donna osservare impotente i tre stregoni evocare uno spettro. Eragon, Arya e Saphira li attaccano, ma non riescono a sconfiggerli in tempo, e Varaug viene evocato. Grazie alla collaborazione tra i due, Arya riesce a trafiggere lo Spettro e a ucciderlo. Durante i vari momenti dell'assedio, Eragon assiste anche alla battaglia tra Oromis e Murtagh, e i rispettivi draghi, che vedo la morte del secondo per mano di Galbatorix, che usa murtagh. Poi Glaedr viene ucciso da un morso alla nuca di Castigo, e si ritrova nell'Eldunarì.



AppellativiModifica

  • Cavaliere dei Draghi - Per essere stato scelto come cavaliere da Saphira.
  • Cavaliere di Saphira - In quanto cavalca la draghessa azzurra.
  • Primo cavaliere dei Varden - Attribuitosi essendo il primo Cavaliere a schierarsi con i ribelli.
  • Argetlam - Significa Mano d'argento nell'Antica Lingua, riferito al Gedwëy Ignasia, l'ovale d'argento che si illumina durante le magie lasciatogli da Saphira la prima volta che l'ha toccata.
  • Shur'tugal - Significa Cavaliere dei Draghi nell'Antica Lingua.
  • Figlio di Nessuno - Attribuitegli per via che per diverso tempo non si è conosciuto il nome di suo padre.
  • Piccolo mio - Appellativo intimo utilizzato da Saphira nei suo confronti quando parlano mentalmente.
  • Ammazzaspettri - Titolo attribuitigli per essere riuscito nell'impresa di uccidere lo spettro Durza e per aver aiutato Arya ad uccidere Varaug.
  • Spadafuoco - Attribuitigli dagli Urgali per il fatto che la sua spada prende fuoco.
  • Spadarossa - Avuto dagli Urgali quando utilizzava Zar'roc.
  • Amico degli elfi - Dichiarato tale dalla regina Islanzadi che gli a conferitoAren l'anello con lo zaffiro e lo yawe appartenuto a Brom. Eragon e suo padre sono i primi ad avere questo titolo da secoli e indica la grandissima stima della regina verso di loro. Chiunque abbia un anello con lo yawe potrà trovare sempre aiuto tra gli elfi.
  • Figlio di Morzan - Titolo avuto nel breve periodo in cui si credeva che fosse figlio di Morzan. Poi si scoprirà che è figlio di Brom.
  • Finiarel - Appellativo elfico che denota una persona su cui ci sono grandi aspettative.
  • Elda - Appellativo elfico di grande rispetto.
  • Bromsson - Titolo avuto in quanto figlio del vecchio cavaliere.
  • Regicida/Ammazzatiranni - Avuto in quanto autore dell'impresa di aver liberato Alagaesia uccidendo Galbatorix.
  • Leader dei Varden - Titolo esercitato durante la cattura di Nasuada in quanto nominato da essa suo successore.
  • Sterminatore di Ra'zac - Avuto in quanto autore della morte dei mostri insieme a Roran.
  • Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri dei Draghi - Dopo la morte di Galbatorix e la fine della Battaglia di Uru Baen, gli viene attribuito questo titolo in quanto è ricaduto su di lui il compito di addestrare i nuovi Cavalieri in quanto Oromis, l'ultimo dell'Antico Ordine è morto.
  • Capo dei Cavalieri dei Draghi - Si suppone si fregi di questo titolo in quanto successore di Vrael come guida dell'Ordine.
  • Primo dei Nuovi - In quanto primo della nuova generazione di Cavalieri proprio come Oromis era considerato l'Ultimo degli Antichi.
  • Membro dell'Ingeitum - In quanto è stato adottato dal Capoclan Rothgar come figlio adottivo proprio come Orik.
  • Allievo di Oromis - Essendo l'allievo dell'anziano elfo.
  • Scaccialumache - si attribuisce il titolo dopo che sconfigge uno snalglì a Doru Araeba.

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